l’Uomo

Per presentare degnamente l’uomo Mario Bisignani e farne cogliere l’”essenza”, lo “stile”, la sua energia, l’onestà, la sua storia, ad un ignaro lettore passato per caso su questo blog, la solita didascalia con una semplice “Biografia” non sarebbe probabilmente adeguata né efficace.

E’ per questo che raccogliamo e continueremo a raccogliere in questa pagina varie “pennellate”, scritte dal maestro o pubblicate dalla stampa, o anche da discepoli, ammiratori, contestatori, ecc. tramite le quali possiate ricostruire in qualche modo un’idea del bellissimo “quadro” che Mario Bisignani incarna. Articoli, testimonianze, riflessioni, lettere - e perchè no? - anche “blog post”, ora che il nuovo mezzo è stato abbracciato. A voi la lettura…

 

Concetti moderni sulla contrazione muscolare

di Mario Bisignani

L’uomo, nel suo lungo cammino biologico, non è ancora riuscito a scoprire il suo uovo di Colombo. La tecnologia lo ha maggiormente illuso nel fargli credere di interpretare la parte giusta nel contesto fisico. Il servirsi dell’ausilio di macchine per muoversi celermente fino ad arrivare sulla Luna, lo ha esaltato. Tutto ciò gli ha dato la conferma che nel respingere la materia si evidenzia il massimo della sua potenzialità. Ed in base a tale principio, quanto mai fallace, ha indirizzato il suo impegno per migliorarsi.
Così facendo ha dato origine al bersaglio, convinto che opponendo una maggiore forza all’altra si possa raggiungere la superiorità.

Tale indirizzo, quanto mai lontano dalle sollecitazioni della natura, lo ha portato inesorabilmente alla violenza, alle guerre, all’egoismo e quindi alla sopraffazione totale. Per questo, soffermandomi sui movimenti dei miei atleti interessati alla pratica della lotta, mi son potuto rendere conto di questo grave inganno che l’uomo si trascina sin dalle origini. Ho scoperto, invece, che il bersaglio lo formiamo solo quando abbiamo paura e che quindi nelle leggi fisiche naturali non esiste. Difatti, un uragano viene dissolto da una tromba d’aria e non da un’altra violenza.

Tale concezione, quanto mai evidente, mi fece soffermare sui criteri in uso nel mondo, della preparazione fisica nell’impegno sportivo. Anche in quel campo, ed è ovvio, tutte le scuole avveniristiche dallo sport e dell’attività motoria in genere, comprese quelle della medicina ufficiale, avallano il discorso dell’esaltazione nella contrazione muscolare, nell’impegno di respingere una forza e naturalmente servirsi dell’apporto di macchine (vedi attrezzi ginnici, pesi, ecc.).
Ma, a questo punto, viene spontaneo chiedersi: il corpo umano nella contrazione muscolare non si intossica? Ed allora perché ricercare tale condizione invece di evitarla?

Il discorso è di una semplicità disarmante. Eppure l’uomo non ha mai voluto soffermarsi su questo uovo di Colombo. Chissà perché! Forse per non ammettere supinamente nella sua psiche l’accettazione della morte?

 

Bisignani, il sognatore inascoltato

da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 3 giugno 2004
Gaetano Campione

È nato 83 anni fa. Ultimo di dodici figli. E ha creato subito problemi: «pesavo otto chili», ricorda. Mario Bisignani è un predestinato. Perché, in tutti questi anni, ha continuato a dare fastidio. Anzi, continua.

Personaggio controcorrente, scomodo, poco diplomatico, impulsivo, incontenibile. Ma anche geniale, magico, profeta inascoltato, maestro di sport. Non è un sognatore di professione, però conosce la forza dei sogni, che a volte diventano realtà. E la trasformano. Lui non parla, tuona. Roba da far impallidire Pavarotti. Non racconta, arringa l’interlocutore, neanche fosse in un’aula di tribunale.

Tempo fa è entrato, come di consueto, nella palestra del CUS. Si è guardato attorno. Ha visto il locale desolatamente vuoto. E ha capito che dietro l’angolo c’è la fine di tutto. Il crollo di una ideologia, quella sportiva, agonistico-dilettantistica: «Se non c’è il reclutamento dei più giovani, possiamo prepararci al funerale. I ragazzi oggi sono distratti da forme di egoismo e dalle diavolerie di turno che si chiamano computer e telefonino».

I nuovi idoli del Terzo millennio ammaliano, incantano e distruggono: «I giovani si allontanano dalle palestre perché trovano appagamento muovendosi e divertendosi in discoteca. Ma come? Io ho portato la musica in palestra. Con me tutti ballavano e sorridevano. La voglia di muoversi e il piacere di sudare portavano all’inevitabile buon umore».

E i risultati arrivavano puntuali. Alla fine degli anni Sessanta, la nazionale di lotta greco-romana, per otto decimi, era composta dai ragazzi di Mario Bisignani. I fantastici otto vinsero nel 1977 il titolo di Campione d’Italia, sbriciolando le società più blasonate. Loggione, Colaianni, Campagna, Epomeo, Candelora, Schiamone, Scarpiello e Viticci, erano materia informe. Che il maestro plasmava con i suoi insegnamenti, elevava dalla mediocrità, incitava a sognare: il gioco al posto dell’esplosività muscolare. Sentenziava: «non siamo fatti per respingere ma per accogliere».

Bisignani esagerava? A lui era consentito quasi tutto dall’alto delle 300 tra coppe e medaglie conquistate o fatte conquistare.
Nel 1939, nella sala delle battaglie di palazzo Venezia, c’era la miglior gioventù italiana dell’epoca. I campioni della Gil aspettavano l’arrivo del duce. Bisignani era lì. Aveva vinto tra i medio massimi. Racconta: «Mussolini si presenta. Ci passa in rivista. Lancia un’occhiata a Guido Fantoni, un gigante di due metri e tira dritto». Ricordate la storia del predestinato? Il duce abbraccia Bisignani, fisico statutario e marmoreo, l’icona dell’eroe italico: «Il federale Giovanni Costantino mi offrì simbolicamente le chiavi della città. Ero il vessillifero del capoluogo pugliese, mi invitava alle feste, mi pagava il caffè».

Anni indimenticabili. Bisignani è corteggiatissimo. La sua lingua, grande e tagliente, è da leggenda: «in amore ero additato da tutte le mammine. Solo chi è benedetto da Dio sa far suonare le campane di una donna. Nel mondo sportivo suscitavo una paura ancestrale. Perché dicevo sempre quello che pensavo. Lo faccio anche oggi». La teoria di Bisignani ha il profumo delle rivoluzioni che cambiano la storia: «La forza ha un senso se attrae verso il proprio centro di gravità». Applicare questo principio alla lotta greco-romana significa che «in tutti i miei esercizi non c’è alcuna contrazione muscolare; i pesi sono solo controproducenti, rappresentano una violenza. Fanno accorciare invece che elevare».

A 12 anni, un incidente gli fece saltare la testa del radio del braccio sinistro. Quando saliva sul tappeto per lottare doveva arginare lo strapotere muscolare degli avversari. Come? «Andando in circolo». Semplice. Lui girava, gli altri pure. Una specie di danza tribale. E quando l’avversario meno se lo aspettava, zac. Il gioco era fatto.
Niente esercizi strani o miracolosi. Il maestro punta all’armonia del corpo. Elasticità e flessuosità degli arti e della colonna vertebrale da seguire in un moto perpetuo scandito dalla musica.

Bisignani ha ancora intatta la vitalità di chi è stato sempre costretto a risalire la corrente del fiume: «Ho difeso questa città dalle truppe mercenarie che si sono avvicendate». I lanzichenecchi di ieri («Nel dopoguerra ero ospite fisso del club Casablanca: agli americani insegnavano il pisticchio, altro che baseball»), i falsi profeti di oggi («Quelli della Federazione mi guardano a vista. Apparentemente tutti mi salutano e mi rispettano. In realtà hanno bloccato i miei metodi grazie a i quali avrei potuto portarli verso l’eccellenza. Adesso si rivolgono ai cubani»). Eppure il mondo della lotta lo ha premiato con le massime onorificenze: «Per lavarsi la coscienza», spiega.
Il ritornello di Bisignani, il predestinato, non lo abbandona mai: «Un sensitivo mi ha detto che rientrerò nell’agone e che i miei meriti saranno riconosciuti molto, molto tardi. Prima di morire, qualcosa accadrà. Sto aspettando».

Sulla scia dell’estate arriverà il profumo delle Olimpiadi di Atene. La lotta greco-romana femminile debutta nella grande famiglia a cinque cerchi. Mario e il figlio Sante hanno la possibilità di stupire ancora il mondo portando in Grecia le atlete allevate secondo le teorie del profeta barese. Invece? «I giochi sono fatti. Le mie creature sono tagliate fuori. Hanno paura e con artifici le hanno messe da parte. Perché non si giocano le qualificazioni con incontri ad eliminazione diretta? ».

Bisignani tuona. Il doping? «Frutto dell’esasperazione. I farmaci servono ad ovviare all’acido lattico che ci intossica e l’industria del farmaco ormai ha ghermito lo sport». Campioni o illustri sconosciuti, non c’è differenza: «La degenerazione sportiva è sotto gli occhi di tutti. Per primeggiare devi disarticolare l’avversario. Con ogni mezzo a tua disposizione. Assurdo, inconcepibile. Non mi riconosco più in questo circo planetario pieno di cavalieri solitari. La tragedia del ciclista Pantani non può essere archiviata nell’indifferenza collettiva». Il calcio? «Ha distrutto l’Italia e ci porterà alla miseria globale». Le istituzioni? «Favoriscono l’impegno, assurdo e spaventoso, di annullare qualsiasi forma di ricerca della verità e, quindi, della vita. Il cliché imposto, anche dalla scuola, è quello del ricordo. La memoria, rappresenta l’unica forma accettata con ciò che deve avvenire».

Il predestinato non concede tregua: «Mi bloccano. Io ho bisogno di discutere con persone di alto lignaggio. Alcuni suoi colleghi hanno scritto un libro su di me, ma non l’hanno pubblicato. Analfabeti, ignoranti, pavidi. Di cosa hanno paura? ».

Ancora. Questa volta sull’imbecillità umana: «Crediamo che la violenza sia l’unica forma di superiorità valida ad allontanare dall’inconscio la paura della morte. Invece, Gesù Cristo, nei suoi esempi, voleva dimostrare al mondo che la violenza si evidenzia solo quando trova un bersaglio e scompare nel nulla non trovandolo. Infatti, quando suggeriva di volgere l’altra guancia a colui che la colpisce, non dava, forse, l’esatta figurazione del non opporre resistenza alla violenza, che da sola si esaurisce nel non essere? ».

Bisignani è un sovversivo rispetto all’ordine precostituito. In tempi di computer parla di sentimenti, al posto dei calcoli antepone sogni, la musica al rumore. Le emozioni non possono diventare un business. Certo, vincere conta. L’importante, però, è come vincere, in che modo arrivare al risultato. Lo sport ha venduto l’anima al diavolo (i soldi e il doping).

Allora, viva il maestro con le sue diversità. Viva Mario Bisignani inascoltato profeta in un mondo senza purezza. Caro Mario, il vigliacco muore mille volte, il coraggioso soltanto una. Ma questo al predestinato non l’ha mai detto nessuno. Neanche il sensitivo.

 

Il Mondo Delle Comparse

di Mario Bisignani

Questa nostra epoca esaltante, caratterizzata dal grande progresso tecnologico che rende l’uomo fiero della sua cerebralità, dovrebbe offrire maggiore sicurezza nel condurre il proprio impegno vitale. I vantaggi che ne derivano sono innegabili. Basti pensare alle tante comodità che vengono offerte alla vita di ogni giorno. Le macchine perfette che si sostituiscono continuamente all’impegno forzoso dell’uomo, i mezzi di locomozione che abbreviano di molto lo spazio terrestre che ci circonda.

Veramente tutto ciò sa di sbalorditivo se ci rapportiamo alla qualità della vita di appena qualche decennio addietro. Ma, stranamente, tutto ciò invece di arrecare serenità e sicurezza, crea maggiore sgomento e paura di quando ai primordi l’uomo cercava disperatamente di sopravvivere alle tante calamità.

Viene spontaneo chiedersi a questo punto se il tanto vantato progresso, con la sua derivata tecnologia, non siano l’evidenza del rifiuto di accettare la vita da parte dell’uomo? E magari sostituirsi alla macchina stessa per evitare la fine del suo ciclo biologico? Quel cuore artificiale del dentista americano non rappresenta per caso il primo stadio dell’uomo di divenire un robot?

Questo fatto clamoroso avrebbe dovuto preoccupare enormemente, invece l’informazione ha gridato al miracolo, vantando la genialità dell’uomo.

Ma se in parte si può comprendere la necessità di ovviare alle malformazioni della natura, di certo tale indirizzo diventa mostruoso se viene applicato al corpo umano quand’esso è sano. Difatti, è quanto avviene oggi nel mondo dello sport.

Scuole avveniristiche e primarie in questo campo, avvallate dalla medicina ufficiale, impongono l’uso degli attrezzi e macchine varie per migliorare le prestazioni degli atleti, e farli entrare nell’automatismo dei movimenti.

Non si distrugge così l’armonia, la gioia di vivere, la simbiosi felice con la mente? Riflettiamo su tutto ciò, prima che un’ennesima torre di Babele cancelli per sempre qualsiasi traccia del nostro cammino.

 

Lettera a Gianni Rivera

di Mario Bisignani - Bari, 18.10.79

Caro Rivera,

la mediocrità esasperante dell’ordine costituito mi ha impedito di esprimermi ai livelli mondiali nella lotta greco romana, in qualità di istruttore innovatore di metodi assurdi e sciocchi, che impongono l’energumeno all’atleta provveduto cerebralmente.

Proprio quando stavo dimostrando concretamente i miei metodi, fui avversato, combattuto e finanche radiato dalla Federazione. I dirigenti erano stati presi dal panico per la mia esposizione superiore, che impegnava oltremodo la pochezza della loro conduzione.
A turno, i miei atleti più prestigiosi sono stati eliminati dalle forche caudine di innaturali ritiri collegiali, diretti dagli istruttori, si fa per dire, nazionali. Collegiali che assicurano la sopravvivenza solo agli scaricatori di porto e giammai agli atleti che hanno la sventura di essere lavoratori della mente, perché sottoposti ad una preparazione assurda, basata esclusivamente sull’uso dei pesi.

Solo un mio atleta è riuscito a partecipare ad una Olimpiade, naturalmente completamente distrutto da quei metodi. Non voglio elencarLe tutti i torti che ho dovuto subire per imporre i miei atleti all’attenzione nazionale. Le dico solo che malgrado la guerra spietata per distruggermi, sono riuscito con i miei atleti a vincere lo scudetto di Campioni d’Italia per società.

Lei, a questo punto, si chiederà il perché io le stia dicendo tutto questo, dato che la nostra disciplina sportiva è quanto mai lontana dal mondo magico del calcio. Invece, il suo modo di esprimersi, sia come calciatore che come uomo, avvalora appieno il mio impegno di istruttore nell’essere riuscito a formare una scuola, capace di preparare atleti alla Rivera, di assoluto valore mondiale.
Adesso che l’ambiente misero della lotta italiana mi impedisce il prosieguo esaltante di quanto sono capace di esprimere, e nella considerazione che Lei sia riuscito ad entrare nel mondo assurdo della dirigenza, malgrado i suoi trascorsi di grande atleta e la sua esposizione verbale, desidererei tanto interessarLa al mio modo di allenare i giovani pensanti, che salvo qualche raro esempio, come il suo, vengono estromessi dall’impegno sportivo.

Tenga conto che ho sempre aborrito gli attrezzi ginnici, servendomi esclusivamente come ausilio per il corpo libero, della musica ritmata.
Sono certo che se mi offrirà l’opportunità di un colloquio, saprò interessarLa vivamente a quanto, a mio avviso, rappresenti l’unica forma valida per fare entrare in simbiosi la mente nell’attività motoria.

Spero di non illudermi per una sua risposta.
La saluto molto caramente.

Mario Bisignani

 

Il trionfo della materia

di Mario Bisignani

L’uomo, questo piccolo, stupido ed evanescente individuo, da millenni impegna la sua psiche in una forma aberrante e masochistica di rinuncia a quei principi che, unici, rappresentano la vita. Ed è, a dir poco, sconvolgente il fatto che attraverso la materia crede di realizzare il suo assurdo sogno di interdipendenza al contesto.

Di fatti, il progresso (sic!) tecnologico, che tanto lo inorgoglisce, ne è la prova evidente della sua rinuncia.
Ma se è pur vero che tale progresso ci offre delle possibilità, impensabili in passato, è anche vero che il tutto prende lo spunto da un fatto intossicante: il calore, cioè il fuoco, è l’origine del suo impegno per migliorare la qualità della vita. Preso quindi dal suo orgoglio, dimentico di tutto, continua imperterrito “usque ad finem” su questa strada, che inesorabilmente lo condurrà alla distruzione totale di quel fantomatico castello di carta, che tanto faticosamente ha costruito nella sua demenziale visione.

 

Se lo sport barese è in crisi non è solo “colpa” degli impianti

da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 11 giugno 1971

«La crisi dello sport a Bari» è stato il tema di una conferenza organizzata dall’Acsi e tenuta da Mario Bisignani, maestro di lotta e protagonista delle ultime vicende riguardanti la società Angiulli.
L’oratore, che è stato presentato dal dott. Onofrio Introna del Comitato direttivo provinciale del PSDI e candidato al Comune, ha detto tra l’altro che «non è solo la carenza di impianti e attrezzature a determinare la crisi delle attività sportive nella nostra città: questa è essenzialmente dovuta alla mancanza di democrazia nella conduzione degli organismi e delle società preposti alla diffusione e all’organizzazione dello sport».

«Tale conduzione accentrata – ha proseguito – impedisce a gran parte della nostra gioventù di dedicarsi con slancio alla pratica di attività che richiedono soprattutto spirito di sacrificio e dedizione continua: la lotta all’interno dell’apparato dirigente per le cariche e le posizioni di privilegio porta spesso, come s’è potuto verificare, a disconoscere le esigenze degli atleti e a creare un clima di tensione che il più delle volte finisce per distruggere quello che impegno ed entusiasmo hanno costruito in tanti anni».

«E’ inutile – ha continuato Bisignani – risalire costantemente al passato e strumentalizzare ancora i successi di atleti un tempo prestigiosi: si vuole evidentemente nascondere all’opinione pubblica l’inerzia di oggi, la paralisi dello sport cittadino, la lotta per le poltrone dirigenziali».

«Dalla mediocrità attuale – ha aggiunto – e dal fallimento della politica sportiva nella nostra città s’era salvata la scuola di lotta, emersa prepotentemente alla ribalta mondiale: evidentemente tale successo, nella convinzione di determinati dirigenti, avrebbe potuto turbare equilibri di vertice e veniva a rompere, con i nuovi valori tecnici e la riaffermazione di quelli spirituali, la vecchia tradizione e i metodi ormai antiquati e non più rispondenti alla considerazione dell’atleta come uomo».

 

Esimio Direttore

di Mario Bisignani

Il dormiveglia, punto di riferimento del mio trascorrere nel tempo, mi aveva inesorabilmente abbandonato, ed io, preoccupato, pensavo che forse ero alla fine del cammino di nostra vita.

Ma, stanotte, il dormiveglia mi ha ritrovato ancora vitale e pieno di interessi e di mugugni. Ed allora ho pensato con malinconia al giornale che mi ha onorato grandemente, per merito tuo, pubblicando interviste a tutta pagina, ed anche in passato con campagne stampa di grande risonanza nazionale, che avevano seminato il panico perché ampiamente discusse in Parlamento - e di ciò il merito fu dell’allora Direttore Oronzo Valentini al quale riservo infinita gratitudine.
Del resto tutto il nostro giornale fa parte della mia vita, e sono onorato dell’amicizia di Bedy Gorgiux e della sua nobile famiglia, del valoroso Direttore Giuseppe Giacovazzo ed infine del Capo dei Servizi Sportivi Carlo Gagliardi per i suoi articoli di grande spessore umano.

Malgrado tutto ciò, avverto con malinconia, che l’afflato è finito.
Eppure, io rimango fedelmente legato a quei principi adamantini, dai quali solo la morte mi può distaccare. Per la mia dignità ho rifiutato le offerte di vantaggi incredibili per farmi desistere di imporre le mie teorie laddove criteri obsoleti delle squadre primarie nel Mondo detengono ancora il potere.
Ciò per paura di perdere i miseri vantaggi della sudditanza.

Ma il mio impegno evangelico mi spinge inesorabilmente a voler dimostrare scientificamente che la violenza esprime solo l’angoscia deteriore di una paura ancestrale, e che la genialità dell’uomo può annullarla e servirsene come forza eolica. Cio è quanto chiaramente dimostrato dalla mia scuola.
Precursore dell’aerobica, ampiamente riconosciuto, sono riuscito a far diventare Campioni anche giovani affetti da imperfezioni (vedi scoliosi, cifosi, ecc.).

Continuerò, quindi “usque ad finem” a trasmettere quei valori che ricercano la flessuosità dei movimenti per essere migliori, sognando per i posteri un Mondo ove siano bandite le armi e le varie uniformi.

Mario Bisignani

 

Una grande illusione

di Mario Bisignani

Le strabilianti conquiste della scienza non hanno, di certo, aiutato l’uomo a scoprire l’arcano della sua esistenza.

Da migliaia di anni, il suo impegno è stato quello di erigere l’ostacolo davanti al vuoto, al buio, alla violenza. Così facendo, si è costruito un modus effimero con il quale si illude di dare corpo a quegli attimi fuggevoli che rappresentano la vita.

Ma quando il suo cammino volge al termine, si accorge, come d’incanto, di non aver fatto niente per ricercare la sua identità biologica, e di essersi annullato nella demenziale convinzione, di potersi servire dell’ostacolo anche per la parola fine.